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IL COMMISSARIO MONTALBANO SCARICA

Posted on Author Mijar Posted in Musica


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    A fondo pagina, troverai una piccola FAQ dove sono descritte tutte le soluzioni ai problemi più comuni che impediscono, nonostante i metodi qui descritti, la visione delle dirette tv in streaming sui più famosi portali. Decoder, antenna e telecomando: questo serviva fino ad oggi per godersi un programma da casa. Oggi invece, nuove tecnologie e strumentazioni sempre più avanzate permettono di seguire i propri programmi televisivi preferiti ovunque noi siamo, 24 ore su 24 e senza più dover ricorrere al nostro caro ed amato tubo catodico.

    Comprese le dirette tv dei nostri canali nazionali, in pochissimi istanti. Chi per lavoro, chi per studio o per semplice svago.

    Per arrivare al posto stabilito sicuramente ci sarebbe voluta un'orata, il che veniva a significare che avrebbe potuto agire all'ora giusta. Si rimise gli occhiali, straccio' un rettangolino di carta da un quaderno a quadretti, ci scrisse supra con una biro, si mise il pizzino nel taschino della giacchetta. Appresso si susi', ando' a pigliare l'elenco telefonico, lo sfoglio' fino alla pagina che l'interessava.

    Doviva essiri piu' che sicuro che l'indirizzo era quello giusto. Doppo rapri' la carta topografica che teneva a portata di mano sulla scrivania, controllo' il percorso da fare partendo dalla so' casa. No, forse ci avrebbe messo qualichi cosa di piu' che un'orata. Ando' alla finestra, la rapri'. Una vintata fridda lo piglio' in piena faccia, lo fece arretrare. Non era cosa di nesciri col solo vistito. Quanno monto' in machina aviva un impermeabili pisanti e un cappello nivuro.

    Mise in moto ma doppo qualichi rantolo il motore si fermo'. Stesso risultato. Riprovo' ancora e il motore ancora s'arrefuto'. Si senti' sudare. Se la machina si era definitivamente scassata, tutto quello che aviva in testa di fare non poteva essere fatto.

    E allura? Saltare l'avviso di quel lunedi'? No, sarebbe stato un gesto di slealta' e lui non poteva, proprio per sua natura, commettere slealta'. Non restava che rimandare, ricominzare daccapo. Ma se fossero scaduti i termini?

    Sarebbe riuscito a compiere l'eccezionale impresa di contrarsi? Perso era. Riprovo', dispirato, e stavolta il motore, doppo qualichi colpo di tosse, s'addecise a partire.

    Mimi' Augello c'inzirto' e ci sbaglio'. C'inzirto' in quanto alle dimensioni della, diciamo accussi', nova vittima, ci sbaglio' invece in quanto non si trattava di una pecora. La matina di lunedi' 13 ottobriro, Fazio s'arricampo' in commissariato con la novita', che poi non era per niente una novita', che era stata ammazzata una capra.

    Solito colpo di pistola in testa, solito bossolo, solito pizzino. Nella cammara del commissario aleggio' un silenzio denso e perplesso. D'altra parte, gli attoccava: era lui il capo. La proporro' per un encomio solenne al signor Questore. Quanno il commissario era d'umore accussi' agro, la meglio era di starsene con la vucca chiusa. Parlava a mezza voce pirchi' piu' che altro stava ragionando con se stesso. Se voleva farci sapere solo che si stava contraendo, qualisisiasi cosa significa per lui contrarsi, non aveva bisogno di correre da un posto all'altro di Vigata e dintorni ammazzando ogni volta un armalo diverso.

    Perche' cangia armalo? Fammi un esempio. Dico la prima cosa che mi passa per la testa. Per esempio, potrebbe essere Partito Popolare Cristiano-Comunista.

    Ma fammi il piacere! Calo' altro silenzio. Augello s'addrumo' una sigaretta, Fazio si fisso' sulla punta delle scarpe. Insomma, mentri tu eri fora da questo nostro bel paese, un ministro s'e' svegliato una matina e si e' preoccupato per la nostra salute.

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    Se vuoi continuare a fumare, te ne vai a fare due passi strata strata. Si era sfogato per l'umore nivuro che quel cretino che andava ammazzando armali gli aveva fatto viniri. Era passata un'orata scarsa che per tutto il commissariato rimbombo' la voce di Montalbano. A solo taliare in faccia il commissario, Augello e Fazio si fecero persuasi che qualche ingranaggio si era messo in moto dintra al so' ciriveddro.

    Stava infatti facendo una specie di surriseddro.

    La prima indagine di Montalbano

    Aspetta, se lo sai fammi solo segno di si' con la testa, non parlare. Comincia con la lettera o. Mimi' Augello fece una breve e ironica battutina di mano e doppo spio': "Hai finito di fare giochi di prestigio? E noi sbagliavamo a pinsari che il messaggio lo stava componendo con gli armali ammazzati. E io stamatina mi spiai perche' non fosse tornato dal signor Contino invece di andare a sdirruparsi a venti chilometri di distanza per cercare un'altra capra. Ora ho capito.

    Gli abbisognava un cognome che principiava con la vocali o! Il suo tono era tra il nirbuso e l'angosciato. Macari Fazio talio' il commissario con gli occhi di un cane che voli l'osso. Montalbano allargo' le braccia. Perche' la prossima volta, ne sono piu' che pirsuaso, ammazzera' a qualcuno" insistette Mimi'. Montalbano allargo' nuovamente le braccia.

    Poi: me lo spieghi tu che minchia possiamo fare? Costruiamo un'arca come Noe', ci mettiamo dintra tutti gli armali e aspettiamo che l'omo venga ad ammazzarne uno?

    Terzo: non e' detto, non e' scritto da nessuna parte che la prossima volta spara a un omo. Lui ammazzera' un cristiano solo alla fine del messaggio. Fino ad ora ha scritto la prima parola, che e' "ecco". La frase dvidentemente non e' finita.

    Non sappiamo quanto sara' lunga, quante parole ci vorranno. Vi consiglio di armarvi di santa pacienza. A vederseli davanti a quell'ora di primo matino a momenti a Catarella gli piglio' il sintomo.

    Che successe, ah? Che capito', ah? Montalbano disse che non aviva chiuso occhio per una forti acidita' di stomaco, Mimi' Augello spiego' che aviva dovuto accompagnare al trino un amico so' che era venuto a trovarlo, Fazio che era stato obbligato a nesciri presto per accattare l'aspirina a so' mogliere che aviva tanticchia di fevri. Ma di comune accordo lo mandarono a pigliare tri cafe' ristritti dal bar vicino ch'era gia' aperto.

    Vivuto il cafe' in silenzio, Montalbano s'addrumo' una sigaretta. Augello aspetto' che tirasse la prima vuccata e quindi diede il via alla sua privata vendetta. Al terzo tiro, senti' squillare il telefono. Torno' dintra con la velocita' di una palla allazzata.

    E si vennero a trovare tutti e tri contemporaneamente, Montalbano, Fazio e Augello, a voler trasire in quel vero e proprio pirtuso ch'era l'ingresso del centralino che a sua volta era un vano tanticchia piu' granni di un ripostiglio per le scope. Principio' una specie di lotta a spallate. Atterrito per l'irruzione, Catarella si fece erroneamente pirsuaso che quei tri ce l'avessero con lui. Lascio' cadere la cornetta che stava sollevando, si susi' di scatto con gli occhi sbarracati, si addosso' con le spalle alla parete e, le mani isate in alto, grido': "Mi arrenno!

    Cu e' ca palla? Rompitivi l'osso del coddro e accurrite! Di quali armalo palla? Che e', 'mbriacu di prima matina? Chi lu veni a cuntari a mia, me' maritu, 'u pirchi'? Fazio nisci' murmuriandosi e, a sua volta, ordino' a Galluzzo, che era appena arrivato in commissariato, di andare con lui. La signora Agata De Dominici, cinquantina sicca sicca che pariva la personificazione della caristia, appena vitti i due addecise d'abbattersi in lagrime sul petto capace di Galluzzo.

    Conto' ai due esausti rappresentanti della legge contrada Cannatello si trovava allo sdirrupo, avevano dovuto farsi tri quarti d'ora di strata a piedi pirchi' con la machina non ci si arrivava che il marito, nisciuto di casa alle cinco e mezza del matino per badare alle vestie, era rientrato deci minuti doppo che pariva addivintato pazzo, una stampa e una figura con Orlando, quello dell'opira dei pupi, aviva i capiddri dritti in testa, santiava che manco un turco arraggiato, dava tistate al muro.

    Lei gli andava appresso addimandandogli che era capitato, ma lui pariva addivintato surdo, non ci dava risposta. A un certo momento si mise a fare voci che lui stavolta ad Armando non gliela faciva passari in cavallaria, ci sparava, quant'era veru 'u Signuruzzu.

    E difatto aveva pigliato il fucile che teneva a capo di letto ed era nuovamente nisciuto. Non nesci cchiu' dal carzaro! Pi sempri si consumo'! Non me lo disse! Quanno arrivarono sul posto, si vennero a trovare dintra a una scena di pillicola miricana di cobbois. Dall'unica finestra di una casuzza rustica, qualichiduno tirava revorbarate contro un viddrano cinquantino, chiaramenti Ciccio De Dominici, che, appostato darre un muretto, ricambiava con fucilate le revorbarate sparate dalla finestra.

    Troppo occupato nel duello, De Dominici non si adduno' dell'arrivo alle sue spalle di Fazio che gli sato' addosso arriniscendo macari, quando quello si volto', a mollargli un gran cazzotto nella panza. Mentri tentava di ripigliare sciato, Fazio l'ammanetto'.

    Intanto Galluzzo faceva voci: "Polizia! Armando Losurdo, non sparare! Jativinni o sparu macari a vui! Uno sgambetto di Galluzzo l'atterro'. Intanto Losurdo gridava: "Non lo saccio che gli piglio' a questo pazzo!

    S'apposto' e accominzo' a spararmi. Io nenti gli feci! Lo giuro sulla testa di me' matri! De Dominici si era intanto messo agginocchiuni, ma la raggia che aviva era tanta che non ce la faceva a parlare, le parole gli si affollavano nella vucca, gliela attuppavano e si trasformavano in bava.

    La faccia gli era addivintata di colore viola. U sceccu! Mortu sparatu! Un colpo in testa! E fu iddru, stu garrusu e figliu di buttana, ad ammazzarimillu!

    Fazio arrivo' alla casuzza di De Dominici sudato e senza sciato. Lo sceccu stava ancora attaccato con una corda a un arbolo nelle vicinanze, ma era stinnicchiato 'n terra, ammazzato. Un filo di sangue gli nisciva da un'orecchia.

    Trovo' subito il bossolo, praticamente mente tra le zampe della vestia, e, a occhio, gli parse uguale ai precedenti. Ma del biglietto non c'era traccia.

    Mentri stava a circarlo nei paraggi, capace che il vinticeddro di primo matino se l'era portato appresso, a una finestra della casuzza s'affaccio' la signora De Dominici. E si scatino' l'iradiddi', il quarantotto, il viriviri'. Macari a distanza, Fazio percepi' il botto del corpo che cadiva 'n terra. Si mise a curriri, trasi' nella casuzza, acchiano' una scala di ligno, trasi' nell'unica cammara sopraelevata che era quella di letto. La signora De Dominici stava sutta la finestra, sbinuta.

    Che fare? Fazio le si agginocchio' allato, le diede due schiaffetti leggeri: "Signora! Allura scinni' la scala, ando' al focolare, piglio' un bicchiere, lo inchi' da un bummolo, risali', assuppo' d'acqua il fazzoletto, lo passo' e lo ripasso' sulla faccia della fimmina continuando a chiamarla: "Signora!

    Non ammazzo' ad Armando? Per evitare che i due si pigliassero a botte, Galluzzo li aviva ammanettati e li faciva caminare a cinco passi di distanza l'uno dall'altro.

    Lascio' perdiri la signora, che del resto pariva essersi ripresa benissimo, e raggiunse il trio. Coll'aiuto dei due viddrani e di Galluzzo arrinisci' a spostare la carcassa dell'asino. Sutta c'era un pizzino di carta a quadretti. Fazio s'arramazzo' in commissariato per riferire della nuova impresa dell'ammazzatore d'armali, ma non ebbero tempo di considerare bene la facenna e di ragionarci sopra tanticchia.

    Si lo sdimentico'? Ora ora tilifonarono da Montelusa ca l'aspittano! Subito doppo rimise la testa dintra: j "Parlatene intanto voi. Fazio s'assitto'. Datosi che il dottori e' asente, lo passo a lei di pirsona? Mi dica. Ora io mi domando e dico: quando la farete finire questa grandissima camurria? E quindi, in media una volta ogni quinnici jorna, al termine di una rituale sciarriatina che veniva sintuta macari nelle strate vicine, il ragioniere scocciava il revorbaro che teneva sempre in sacchetta e sparava tri o quattro colpi verso la consorte mancandola regolarmente.

    La signora Romilda manco si scansava, continuava a fare i fatti so' mentri i colpi rimbombavano limitandosi pacatamente a dire: "Qualichi volta m'ammazzi supra u seriu, Giugiu'. Se macari la sua signora e' la reincarnazione di Messalina, mi spiega quando trova l'occasione, il tempo di metterle le corna?

    Mi risulta che non esce mai sola da casa, che lei non la molla di un passo, l'accompagna sempre, alla Messa, alla spesa E inoltri lei stesso esce solo per cinque minuti, va ad accattare i giornali e torna.

    Allora, me lo dice quando e come s'incontra con i suoi amanti? Disarmo' il ragioniere al quale del resto non passava manco per l'anticamera del cervello d'opporre resistenza , sequestro' l'arma e piglio' la decisione di ammanettare lo sparatore alla testata del letto: "Passo stasira a liberarla.

    Il diuretico pigliai! E se la signora non l'aiuta, come io le consiglierei di fare, vuol dire che si piscia addosso. Ho preferito convocare lei da solo e dedicarle la mattinata. Non credo lo faccia in malafede, pero'. Stavolta si trattava delle misure da pigliare in vista di nuovi sbarchi clandestini di extracomunitari.

    La parlata duro' tri ore e passa, pirchi' ogni tanto Montalbano si sentiva in dovere d'interrompere. Se vuole usarmi la cortesia di ripetere Quando il questore, sconsolato, lo congedo', il commissario incontro' nel corridoio il dottor Lattes, il capo di Gabinetto, soprannominato "Lattes e mieles" per il suo modo di fare pericolosamente favuso. Lattes affirro' Montalbano per un braccio e se lo tiro' sparte. Doppo si susi' sulle punte dei piedi per sussurrargli all'orecchio: "La sa la novita'?

    Lei parteciperebbe a un bel regalo d'addio, un pensiero affettuoso che io credo potrebbe consistere in Nisci' dalla Questura cantando La donna e' mobile, tanta era la contintizza per la notizia del prossimo trasferimento di Bonetti-Alderighi. Festeggio' alla trattoria San Calogero con una gigantesca grigliata di pisci.

    Poterono finalmenti tornare a riunirsi alle cinco di doppopranzo. Secondo me la frase intera sara': "Ecco Dio"" disse subito Montalbano. Due li tengono alla periferia del paisi. E invece il nostro omo se lo e' andato a cercare allo sdirrupo, lo scecco da ammazzare. E perche'? Perche' il suo proprietario, De Dominici, ha un cognome che principia con due lettere d.

    Che equivalgono, volendo, a una D maiuscola. Con i fanatici religiosi e' meglio non averci a che fare, come dice Fazio, quelli sono capaci della qualunque. Ho sempre letto e sentito dire che Dio si manifesta nella sua grandezza, nella sua potenza, nella sua magnificenza, mai nella sua piccolezza.

    Contrarsi, sino a prova contraria, significa rimpiccolirsi. E cioe' che ammazza in crescenza. Questo mi preoccupa. Un pesce, un pollo, un cane, una capra, un asino. E ora a quale armalo tocca? La matinata di lunedi' 27 ottobriro s'appresento' veramente fitusa, vento, lampi e trona.

    Montalbano, che aveva dormito malamente a causa di un eccesso di calamari e di purpitelli, una parte fritti e una parte a oglio e limone, decise di arristarsene corcato tanticchia piu' del solito. Gli era venuta una tale botta d'umore malo che se avesse incontrato qualichiduno che gli rivolgeva la parola, sarebbe stato capacissimo d'aggramparlo.

    Tanto, se c'erano novita', figurati se dal commissariato non si apprecipitavano a scassargli i cabasisi. S'appinnico' senza rendersene conto e s'arrisbiglio' verso le nove. Vuoi vedere che aveva il telefono staccato?

    Ando' a taliare, tutto regolare. Vuoi vedere che dal commissariato l'avevano chiamato e non aveva sintuto gli squilli? La matinata di quel lunedi' Montalbano, Augello e Fazio la passarono praticamente a curriri dintra al centralino appena sintivano il primo squillo di telefonata, facendo ogni volta venire i sudori friddi a Catarella che non si accapacitava di tutto quell'interesse.

    Di ora in ora il nirbusismo dei tri crisciva tanto che, a scanso di qualiche feroce azzuffatina, il commissario decise di andare a casa a mangiare. A casa e non in trattoria perche' il sabato passato aveva trovato un biglietto della cammarera Adelina: Totori, alluniddi' ci apripparo la pasta ncasciatta.

    La pasta 'ncasciata! Un piatto che uno gemeva di godimento a ogni forchettata, ma che Adelina gli faceva trovare raramente dato che ci voleva il tempo so' a pripararlo.

    Visto che il vento si era abbacato, mangio' nella verandina in mezzo a lampi e trona.

    Ma, davanti a quella grazia di Dio che gustava non solo con il palato, ma con tutto il corpo, del malo tempo altamente se ne stracatafotteva. Poiche' il signor ministro, bonta' sua, permetteva al cosiddetto libero cittadino di fumare dintra alla so' casa, rapri' il televisore sintonizzandolo su Retelibera che a quell'ora trasmetteva il notiziario, si stinnicchio' in poltrona e si addrumo' una sigaretta.

    Aviva gli occhi a pampineddra, pinso' che forse una mezzorata di sonno gli avrebbe fatto bene. Si allungo' in avanti per astutare il televisore, stese il braccio e si paralizzo' col culo a mezz'aria. Sullo schermo c'era un elefante morto, la telecamera fece una lenta panoramica lungo la testa della vestia, zumo' su un enorme occhio sgarrato da un proiettile.

    Aumento' il volume. Nella giornata di domenica, oltri alla matinee per i bambini, ha effettuato una rappresentazione pomeridiana e una serale. Tutto si e' svolto regolarmente. Verso le ore tri di questa mattina, il signor Ademaro Ramirez, direttore del circo, e' stato svegliato da un inconsueto barrire proveniente dalla gabbia degli elefanti che e' vicina alla sua roulotte. Alzatosi e recatosi alla gabbia, immediatamente ha notato che uno dei tri elefanti stava disteso su un fianco e in una posizione anormale, mentri gli altri due animali apparivano assai agitati.

    In quel momento sopraggiungeva la domatrice, anche lei svegliata dai barriti, la quale faticava molto a calmare i due animali pericolosamente innervositi. Quando riusciva a entrare nella gabbia, la domatrice si rendeva conto che l'elefante rimasto a terra, di nome Alacek, era stato ucciso da un solo colpo di pistola sparategli con estrema precisione e freddezza nell'occhio sinistro.

    Ripiglio', sempre fuori campo, la voce del giornalista mentri venivano inquatrati altri armali del circo. Le indagini sul misterioso episodio La prima cosa che fece fu di telefonare a Mimi' Augello.

    Tra un'ora al massimo al commissariato. A Fiacca, apparteneva a un circo. E' stato trovato il pizzino. Tu mi pare che sei amico del maresciallo Adragna. Ah, e dato che ci sei, vedi se ti da macari il pizzino. Se la sua teoria era giusta, e lui sentiva che era giusta, all'ammazzatore d'armali abbisognava un nome che iniziava con la vocale i.

    Allora che ci trasiva il Circo delle Meraviglie? E macari il nome dell'elefante principiava con la a. E allora? La risposta l'ebbe quasi subito. Sulla facciata laterale di una delle prime case di Vigata c'era un granni manifesto colorato.

    Con la coda dell'occhio gli parse di vedere il disegno di un clown. Fermo', scinni', ando' a taliare.

    Era la pubblicita' del Circo delle Meraviglie e doveva trovarsi li' da qualche giorno perche' era tanticchia strapazzata dal malottempo. Annunziava che il circo sarebbe stato a Vigata il 20 ottobre. Troppo tardi per l'ammazzatore. Pero' c'era il calendario della tournee in provincia e da li' quello che si credeva Dio, o che pinsava di averci a che fare, era venuto a canuscenza della data della rappresentazione di Fiacca. Nel manifesto faciva naturalmente spicco l'elenco delle attrazioni: al secondo posto c'era, a littri dorate, il nome di Irina Ignatievic, star del Circo di Mosca, domatrice di elefanti.

    La littra i da mettiri doppo la d. A questo punto non c'era dubbio che la parola completa sarebbe stata "Dio". L'uomo che si credeva Dio, o che pinsava di averci a che fare, aviva liggiuto il manifesto e aviva provveduto d'urgenza.

    Quale meglio occasione poteva capitargli? Ma cogliere quell'occasione non doviva essere stata imprisa facile, i rischi che comportava erano enormi e tali da compromettere il progetto che aviva in testa. Bastava un guardiano notturno o un attacco di nirbuso degli armali all'avvicinarsi di uno straneo. Eppure era andato lo stisso in un circo di notte, o almeno alle primissime ore del matino, ed era arrinisciuto ad ammazzare un elefante. Era un pazzo che agiva alla sprovveduta, alla comevieneviene, alla sanfaso' o era uno altrittanto pazzo ma della categoria dei puntigliosi, dei metodici?

    Tutto faceva supporre che l'omo non lasciava mai spazio al caso. E appresso c'era da considerare bene il progressivo aumento di stazza delle cosiddette vittime. Sicuramente veniva a significare qualichi cosa, c'era ammucciato un messaggio da decifrare.

    Doppo l'ammazzatina della capra, con una certa inquietudine lui aviva pinsato che ora doviva toccare a un omo. Inveci al posto dell'omo il pazzo aviva ammazzato uno scecco. E quindi era passato a un elefante. Ora, tra una capra e un elefante c'era posto bastevole per il corpo di un omo. Non l'aviva fatto. Per scarsa considerazione degli omini?

    No, agli omini lasciava ogni volta un pizzino che dava lo stato della contrazione, qualisisiasi cosa essa significasse, e questo viniva a dire che gli omini li considerava e come.

    Li avvertiva di un evento imminente. Poteva darsi che il pazzo avrebbe sparato a un omo il lunedi' che veniva e questo pirchi' metteva l'omo in cima alla piramide del regno animale. Doviva certamente essiri accussi': la prossima volta sarebbe toccato a un essere umano. L'omo infatti e', diversamente dagli altri armali, dotato di ragione.

    E questo lo rende superiore. O almeno accussi' si continua a cridiri, a malgrado di tutte le prove contrarie che gli omini stessi non hanno mai mancato di esibire nel corso della loro secolare storia. La riunione principio' piu' tardo del previsto pirchi' Fazio, sulla strata di ritorno da Fiacca, aviva incontrato trafico assa'.

    Appena trasuto nella cammara, prui' al commissario due bossoli. Sparo' due colpi? Vede, ho pensato che se io domandavo in prestito a mio compare il bossolo e il pizzino, quello appizzava le orecchie e si cominciava giustamente a spiare perche' noi ci interessiamo tanto all'ammazzatina di un elefante. Gli ho invece contato che ero a Fiacca a trovare un amico e avevo approfittato per fargli un saluto. L'ho fatto parlare come per caso della facenna del circo e lui mi ha fatto vedere il bossolo e il pizzino.

    Siccome ha dovuto nesciri per tanticchia dalla sua cammara, l'ho confrontato con quelli che mi ero portato appresso. Il pizzino stavolta dice: "Sto per terminare di contrarmi". Le gabbie degli armali sono assistemate lontano dalle rulotte dove dormono gli inservienti e gli artisti.

    La domatrice ha detto che ha sentito dei cosi, quelli che fanno gli elefanti E si deve essere portato appresso puro una torcia potente, perche' Adragna mi ha detto che dalle parti delle gabbie c'era molto scuro.

    Siccome non poteva andare a sparare con una carabina da caccia grossa che avrebbe fatto un botto tale da arrisbigliare l'intero paisi, si e' arrampicato sulle sbarre della gabbia, arrivando praticamente all'altezza delle teste degli elefanti, e ha sparato alla vestia a mezzo metro di distanza.

    Quindi ha acceso la torcia, l'ha puntata sull'occhio dell'elefante piu' vicino e ha sparato. E prosegui': "A questo punto, gli manca solo la o di Dio. Credo che abbiamo di tempo fino a domenica sira per impedire un omicidio.

    Congiunto e' Egli alla Potenza sua siccome la fiamma e' congiunta ai colori suoi; le forze sue promanano dalla sua Unita' siccome dalla pupilla scura fuoriesce la luce dello sguardo. Emanate son l'una dall'altra come il profumo da un profumo e la luce da una luce. Nell'emanato vi e' tutta la Potenza dell'Emanatore, ma l'Emanatore da questo non subisce diminuzione alcuna. A questo punto, l'omo non ce la fece piu' a leggere. Aviva l'occhi pieni di lagrime. Di cuntintizza. Anzi, di gioia. Una gioia sovrumana.

    Talio' il ralogio, erano le tri del matino. Si lascio' andare a un pianto convulso, sopraffatto dall'emozione. Trimava come per frevi. Si susi' reggendosi malamente sulle gambe, ando' alla finestra, la rapri'.

    Tirava un vento gelido. L'omo si inchi' d'aria i purmuna e quindi grido'. Un grido talmente lungo che sono' come un ululato. Subito doppo, si senti' le gambe troncate di netto.

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    Non ce la fece a reggersi addritta, s'agginocchio', il davanti della cammisa assuppato di lagrime. Solo sette giorni mancavano all'Apparizione. Montalbano talio' il ralogio, erano le tri del matino. Che senso aviva continuare a starsene corcato senza arrinisciri in alcun modo a pigliare sonno?

    Si susi', ando' in cucina, si priparo' il cafe'. Tri domande continuavano a trapaniarli il ciriveddro: Pirchi' quello agiva sempre di lunedi', nelle primissime ore del matino, al principio del novo jorno?

    Pirchi' ci teneva tanto di fari sapiri all'urbi e all'orbo che in lui era in atto un movimento di contrazione? Che minchia si stava contraendo? Che veniva a significare, per il pazzo, il verbo "contrarsi"? Aviva il senso di rattrappirsi, rimpiccolirsi, come diciva Mimi' Augello, o aviva un senso convenzionale e spiegabile solo con quello che passava per la mente malata dello sconosciuto?

    Montalbano sintiva che la giusta interpretazione di quel verbo sarebbe stata indispensabile per arrinesciri a capire qual era l'intenzione ultima del pazzo, indovi voliva andare a parare. C'era una risposta possibile? Non c'era. L'indomani matina presto, ch'era martedi', s'appresento' in ufficio con gli occhi arrussicati per la mancanza di sonno e con un umore fituso gia' di suo, ma che viniva elevato al quatrato dalla jornata fridda e vintosa. Praticamente tutta la notte. Il fanatico, perche' ormai questo e' certo, e' inutile ammucciarcelo, e' sicuramente uno che e' nato e cresciuto a Vigata.

    Intanto, conosce benissimo chi sono i proprietari di certi armali e come fanno di cognome. Queste notizie o stanno scritte nei registri municipali o si sanno per conoscenza diretta. O che in un allevamento di polli ci sono polli? E tu lo sapevi che il signor Ottone aveva una capra e De Dominici uno scecco? Montalbano non volle attaccare turilla, prosegui': "Ed e' pirsona istruita.

    Ha la grafia di chi e' abituato a scrivere. Uno che ha gli anni suoi difficile che si mette a scassinare catenacci, a girare campagne campagne di notte, ad acchianare sulle gabbie E sto infatti rispondendo.

    Il fanatismo porta a fare cose impensabili, ti da una forza che non sospettavi d'avere, un coraggio che manco te lo sognavi. E poi non e' detto che agisca lui personalmente. Puo' mandare qualche altro fornito di pistola e biglietto. Un adepto. Adesso facciamo cosi'. Tu, Mimi', vai all'ufficio anagrafe e ti fai dare l'elenco di tutti quelli il cui cognome principia con la vocale o. Non saranno centomila. E che tri dei cinque mascoli sono maritati e hanno a loro volta dei figli.

    Che sei uno stronzo non avevo dubbi, ma non avevo mai supposto che potevi raggiungere livelli tanto elevati. Complimenti vivissimi. Ad maiora. E ora levati dalle palle. Vedi se la facenna dell'ammazzatina di questi armali e' trapelata e, in caso, che ne pensa la gente. Ah, un'altra cosa: metti uno dei nostri appresso a Ottone, quello della capra.

    Ha la disgrazia del cognome che principia con la o. Non vorrei che il fanatico torna da lui e l'ammazza, macari prima di lunedi', cosi' risparmia tempo e fatica di cercare. Non aviva nisciuna gana di mangiare, si sentiva la bocca dello stomaco inserrata. Prioccupato era, ma soprattutto scontento di se'. Certo, era arrinisciuto a scoprire il collegamento tra i fatti, era stato capace di prevedere forse la prossima mossa del fanatico, ma tutto questo non serviva a nenti se non ce la faceva a scoprire qual era l'idea maniacale, l'intendimento che aveva fatto nido nel ciriveddro bacato dello sconosciuto e che lo spingeva ad agire.

    Non che lui fosse convinto che alla base di ogni delitto dovesse per forza esserci un movente preciso e razionale. Una volta, a questo proposito, aviva liggiuto un libretto di Max Aub, Delitti esemplari, che, passato il divertimento, gli era servito meglio di un trattato di psicologia. Pero' era altrittanto vero che piu' ne sai della pirsona che cerchi e piu' probabilita' hai di trovarla. Squillo' il telefono. Forse la meglio era contarle tutta la verita'.

    Tiro' un respiro funnuto e si butto' in apnea tra le parole da dire. Te lo sei scordato? Non posso avere gli orari e i tempi di un impiegato. Ho per le mani un'indagine molto, molto complessa. C'e' stata tutta una serie di ammazzatine Montalbano esito'. Poi ha fatto fuori un pollo e quindi Possibile che non veniva mai creduto, ne' quando diceva la verita' ne' quando non la diceva? Forse avrebbe dovuto mettere le parole in un ordine diverso, usarne altre Le parole.

    Cristo, le parole! Aveva scelto quelle giuste parlando dell'ammazzatore d'armali, l'aviva definito un pazzo religioso, un fanatico, uno che si credeva Dio, o che perlomeno aviva rapporti diretti con lui, e non aviva saputo tirare le conseguenze delle sue stesse parole! Che imbecille che era stato! Quella era la strata che andava seguita senza perdiri altro tempo.

    Compose, nirbuso, un numero al telefono. Lo sbaglio' per l'agitazione. Ce la fece al terzo tentativo. Montalbano sono. Sto andando in trasmissione. Se mi prepari un piatto di pasta, ti vengo a trovare a Marinella passata mezzanotte, dopo l'ultimo notiziario. Che hai?

    Mi fai venire la preoccupazione se proprio tu mi vieni a dire che non hai gana di mangiare. Avanti, parla. Via via che parlava, Zito si faciva sempre piu' attento. Penso pero' che, al momento attuale, sia piu' probabile il secondo finale. Ho assoluto bisogno che tu mi metta subito in contatto con Alcide Maraventano. Abitava a Gallotta, un paisuzzo vicino a Montelusa, forse era stato un parrino o forse no, certo era che la testa gli funzionava a corrente alternata. Indossava sempri una specie di tonaca che da nivura era col tempo addivintata virdastra come la muffa: essendo spaventosamente sicco, pariva uno scheletro nisciuto allura allura dalla tomba, ma misteriosamente vivente.

    La sua casa era un'enorme catapecchia cadente, priva di telefono e di luce elettrica, in compenso tanto stipata di libri che non c'era posto per assittarsi. Mentri parlava, usava ciucciare latte con un biberon da picciliddro. A sentire quel nome, Zito fece una smorfia.

    Quel poco sciato che gli resta dice che gli e' necessario per permettergli di respirare per i giorni che mancano alla fine.

    Nenè Sanfilippo, un picciotto di 21 anni, è stato freddato da un colpo di pistola mentre apriva il portone di casa. Qualche ora dopo si presenta in commissariato Davide Griffo Tony Palazzo , preoccupato perché non ha più notizie dei suoi genitori.

    Con grande sorpresa il commissario Montalbano Luca Zingaretti scopre che i coniugi Griffo abitano nello stesso stabile del ragazzo ucciso. Montalbano scopre che i Griffo hanno partecipato ad una gita organizzata a Tindari con altri anziani.

    Una Punto sembra seguire il pullman. Inoltre nel computer di Sanfilippo sono state trascritte una serie di lettere porno che si scambiava con la rumena e una specie di romanzo di fantascienza.


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